Da un lato appare l’ultima notte, dall’altro si può assistere alla prima alba di una nuova fase della vita

20/05/2024 98 0 1

La recensione

Noi Millennials siamo una generazione complicata per tanti motivi. Siamo la generazione cresciuta a cavallo tra analogico e digitale, mentre intorno a noi si sono susseguite diverse crisi che hanno influenzato il nostro presente e il nostro futuro. L’11 Settembre, la crisi finanziaria del 2007 – 2009, per poi arrivare alla recente pandemia. Il tutto nel contorno di una costante instabilità politica. Il risultato? La mancanza di punti di riferimento, che portano una intera generazione di persone a cercare qualcosa in grado di sorreggere la propria vita facendo affidamento alla nostalgia.

Via Don Minzoni n.6 è un film che in un certo senso è il prodotto proprio di questo senso di disagio e di incertezza per il domani, almeno nell’interpretazione che ho personalmente dato a questa pellicola. Si tratta di un lungo racconto autobiografico, frutto della reale esperienza del regista Andrea Caciagli (classe 1991, un perfetto esponente della categoria dei Millennials). Il film narra l’ultima notte che ha trascorso nella casa di sua nonna, messa in vendita dopo la morte di quest’ultima. Un’ultima notte, e al mattino ci sarà la definitiva consegna delle chiavi. Intorno al concetto di “ultima notte” ruota buona parte del film. Delle ore che vengono viste e percepite come uno spartiacque: da un lato appare come l’ultima notte, dall’altro si può assistere alla prima alba di una nuova fase della vita del protagonista.

Il lutto per la perdita della nonna diventa qualcosa di più grande, e la persona destinataria del proprio affetto si trasforma in un simbolo, in una icona. La nonna è così la personificazione della propria infanzia, un’epoca d’oro all’interno della propria esistenza, un momento privo di preoccupazioni e dove tutto scorreva con maggiore serenità. In fondo il concetto di “golden age” non è così lontano dal mondo del cinema, ed è molto facile trovarlo anche all’interno della letteratura.

Di Via Don Minzoni n.6 ho apprezzato la scelta di rendere l’ultima notte qualcosa di più semplice di una riflessione personale, che avrebbe avuto tutte le caratteristiche di un soliloquio: un uomo solo, in una casa che deve abbandonare… Diciamolo, la scelta banale era dietro l’angolo.

Il regista Caciagli invece ha deciso di spiazzare il pubblico, e l’ultima notte diventa un’occasione festosa, da passare insieme agli amici. Il gruppo di amici del protagonista arriva per commemorare questo evento, riportando a galla le loro tradizioni. Con questo stratagemma Caciagli rende queste ore il simbolo non solo dell’infanzia che se ne va, ma anche dell’adolescenza e di quel periodo che precede il definitivo ingresso nell’età adulta.

Se Via Don Minzoni n.6 eccelle per la sua scrittura, non si può dimenticare la regia, precisa in ogni dettaglio e in grado di dare maggior valore a ogni sequenza. Anche gli attori hanno fatto la loro parte, e hanno reso credibile l’intera vicenda, senza risultare troppo sopra le righe. Il risultato è un film che sa intrattenere e far riflettere. La sensazione è quella di una lettera che Caciagli ha scritto a se stesso, e che ha deciso di rendere pubblica per trasmettere le sue emozioni a più persone possibili.

Francesco Ferri

Tags: andrea caciagli, arte, film, produzione, recensione, ricordi, via don minzoni Categories: GingerNews, Recensione
share TWEET PIN IT SHARE share share
Related Posts
Leave a reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *