Il collegamento

11/07/2022 59 0 1

In un periodo fortemente divisorio come quello attuale sembra non esserci più spazio per forme di dialogo costruttive. La predisposizione all’ascolto, indispensabile per arrivare ad una sana comunicazione, è stata sacrificata per favorire la “cultura” della sordità, dove il punto di vista personale deve prevalere con ogni mezzo, tutto è consentito pur di affossare una linea di pensiero diversamente funzionale.
In questo dedalo di programmati intrecci può essere inserita un’anomalia, una coraggiosa operazione artistica: Io e l’Italia, una raccolta in versi di un poeta cinese, Liu Xi, (edita dal Foglio di Gordiano Lupi e a cura del poeta e traduttore Francesco De Luca) che rende merito al nostro paese e ad alcuni importanti nomi che hanno rappresentato, e rappresentano, l’Italia nel mondo. È un lucido e sereno verseggiare sui nostri usi e costumi, pur equilibrando la composizione con intromissioni del proprio vissuto in patria. Non è mai semplice parlare di un’altra nazione, specie per un poeta che ha visitato il nostro paese solo una volta, ma sembra, e questo va a merito dell’artista, che ami l’Italia più di qualche altro italiano, che spesso dimentica le bellezze e la storia del paese in cui vive.
Ce lo ricorda in ogni pagina: nell’imponente Caracalla l’acqua bolle nelle vasche, blu come il mare; come anche nell’omaggio a Pavarotti: spalanca la bocca intonando di nuovo l’acuto più bello del mondo.
Versi acuti, sudati, a volte ruvidi e di sicura efficacia: la poesia non è musica o filosofia tra le pause del ritmo o della punteggiatura è nei profondi intarsi della compassione e della coscienza del poeta, passo preso dall’omaggio a De Andrè, in cui emerge la fusione tra pratiche differenti, quella orientale più asciutta e quella occidentale più descrittiva. Anche quando ironizza sulle colpe e i vizi di alcuni personaggi politici come nella poesia Volto Nuovo, lo fa mantenendo il giusto distacco, mai preda del rancore, si avverte piuttosto la tristezza, riuscendo abilmente a non stabilire un giudizio moralista. Da qui una felice constatazione: Liu Xi non sale su nessun tipo di piedistallo, non vuole podi o medaglie al valore. Resta nelle retrovie dell’esistenza per avvisarci, per metterci al corrente su un fatto: siamo piccoli esseri capaci di grandi cose.
I suoi versi evidenziano la competenza e l’interesse, da parte del poeta, nei riguardi della nostra terra. Il suo è un sentimento solidale e partecipe, approfondito e vero, abile nel cercare di riproporre le dinamiche dell’animo umano che esistono e valgono per ogni latitudine.
In un’opera come questa l’accento obbligatorio cade su un proposito, un preciso scopo che mette sullo stesso piano, senza pregiudizi di sorta, due modi differenti di intendere la socialità. Questo ponte virtuale sui cui finalmente si passeggia senza il vincolo di passaporti e dogane, dove è possibile argomentare e creare, nel pieno rispetto delle idee, anche e soprattutto quando non sono simili. La poesia può fare questo, la poesia deve fare questo, lungo il flusso continuo della tolleranza e dell’incontro.

by Roberto “Iago” Sannino

Tags: LiuXi, recensione Categories: Recensione
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