Le Falde timbriche di Fabrizio Ottaviucci al ParmaJazz Frontiere Festival

22/10/2020 161 0 1

Una vocazione forte ai linguaggi di frontiera, ParmaJazz Frontiere Festival ospita fra le proposte di questa venticinquesima edizione un pianista raffinato e totalmente fuori da qualsiasi asfittica schedatura, tranne quella del talento: parliamo di Fabrizio Ottaviucci che il 23 ottobre alla Casa della Musica di Parma (piazza San Francesco 1, ore 20,30. Info e prenotazioni 0521 238158) proporrà un concerto per pianoforte solo, Falde timbriche: un viaggio nelle timbriche  estreme del pianoforte attraverso tre grandi del Novecento: John Cage con Mysterious Adventure per pf preparato e con Daughters of the lonesome isle per pf preparato; Alvin Curran con For Cornelius; e Terry Riley con il suo Keyboard Studies 1-2 per nastro e pf. Alla ricerca delle timbriche  estreme del pianoforte e del suo potenziale espressivo ed esplosivo.

Abbiamo voluto porre alcune domande a questo artista sensibile e poliedrico

Falde timbriche: che cosa ha voluto racchiudere in questo titolo?
L’immagine si rifà al contesto musicale legato all’Associazione Culturale Forlivense Area Sismica da cui ha preso stimolo: la ricerca del suono, delle sue matrici profonde, è in modo estremo presente nel percorso degli artisti che ho voluto proporre in questo progetto, Cage-Curran-Riley; e si mostra in tre radicali possibilità artistiche ed interpretative: la percussione del pianoforte preparato, la riverberazione degli ostinati, il continuum della ripetizione.

Il suo concerto è un viaggio nelle possibilità sonore del pianoforte, uno sguardo verso l’oltre: ci spiega le ragioni della scelta di un programma raffinato e coraggioso?
Sono soprattutto interessato nella musica contemporanea al programma definibile di confine. Specialmente negli ambienti più aperti e sensibili mi piace arrivare con messaggi forti, intensi,  dove il linguaggio sia raffinato al punto di essere degno di collocarsi nell alta quota della musica dell’Oggi, e che sia al tempo stesso capace di contenere vitalità e ispirazione.

Dopo  tanta musica ascoltata e suonata, che cosa sa ancora stupirla, farle dire “Oh” nella musica e nella musica per pianoforte?
Sempre più sono attratto dalla rarefazione. Non è il caso del programma Falde timbriche che attinge ad opere della metà del Novecento. Oggi sento che il silenzio è sempre più protagonista. Un esempio di stupore in questo senso l’ho trovato nella musica di Osvaldo Coluccino, un musicista che sa incastonare il suono nelle maglie del silenzio, giocare con abilità con pieni e vuoti e valorizzare così la pregnanza di ogni nota e della sua intensa assenza. Contro la Retorica dei nostri giorni che eccede in ogni linguaggio: di parole, di note, di immagini.

Categories: Festival, Interviste, Musica, Visionari
share TWEET PIN IT SHARE share share
Leave a reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *