L’INCANTO DELLA NEVE DI SLAVA

03/03/2015 98 0 0

Dalla fine degli anni Cinquanta fino agli inizi degli anni Novanta il mondo circense vive un periodo di profonda crisi.
Il circo tradizionale inizia a tediare il pubblico che se ne allontana. Di motivi possiamo elencarne molti: intanto non è più in grado di proporre argomenti interessanti, le associazioni animaliste lo demonizzano, ma soprattutto manca l’elemento fondamentale dell’arte, lo stupore. Così molti artisti e tra loro molti clown  cercano nuove strade, nuove possibilità di esprimersi, tanto che all’inizio degli anni Ottanta, appaiono nuove figure artistiche che rielaborano i linguaggi con accenti intellettuali e  psicologici e, guardando ai palcoscenici teatrali dei primi anni del ‘900, riescono a creare nuove forme d’arte dando vita ad una clownerie moderna.
Slava Polunin è uno di loro, ed è oggi  considerato il miglior clown del mondo.
Nasce in una piccola città russa, lontano dai grandi centri urbani. Trascorre tutta la sua infanzia in mezzo alla natura. Vive in un mondo incontaminato finché, all’età di 17 anni, decide di trasferirsi a San Pietroburgo con l’intenzione di studiare ingegneria ma dove invece si iscrive a una scuola di mimo.
Il suo più grande sogno era proprio quello di diventare clown .
Polunin nel suo studio sulla figura del clown riparte proprio dallo stupore e grazie l’influenza di grandi artisti come Chaplin, Stan Lauren e Oliver Hardy, Marcel Marceau, realizza un teatro magico e festoso costruito sulla base delle immagini e dei movimenti, sui giochi e sulla fantasia, ricco di forti contrasti, crudeltà e tenerezza, tragedia e commedia, che non disturbano lo spettatore ma anzi lo coinvolgono nel profondo.
Grazie al suo talento e alla sua determinazione, la sua reputazione cresce molto rapidamente, tanto che sono numerosi i suoi allievi disposti a viaggiare attraverso il mondo pur di imparare le sue tecniche innovative.
Nel 1993 le gag più famose del suo repertorio vengono raccolte in un unico spettacolo SLAVA’S SNOWSHOW che viene presentato in tournée in più di 30 paesi ed ovunque ha un successo strabiliante.
Sono cinque i clown in scena in questo spettacolo dove Slava ne è il protagonista principale.
La sua è una figura nostalgica, spontanea ma che sa essere ironia di se stessa, il suo costume è una morbida tuta gialla accompagnata da un  paio di scarponi rossi e soffici e  dall’irrinunciabile nasone rosso. Un personaggio gentile e sensibile che nasce prendendo spunto dalla tristezza poetica dei clown.

Trasmette un piacere delicato e garbato e riesce a rievocare negli adulti il meraviglioso mondo dei sogni infantili probabilmente fin troppo soffocato.
Ma proprio quando si è completamente immersi in questo sogno ecco arrivare il colpo di scena: il teatro si trasforma in un unico grande spazio dove gli artisti giocano in mezzo al pubblico, scherzano schizzando acqua dai loro ombrelli, scambiano cappotti, camminano sulle poltrone della platea favorendo un coinvolgimento inaspettato degli spettatori con il palcoscenico.
La neve, grande legame con l’infanzia di Slava, è l’elemento scenografico predominante, è bianca come un abito da sposa, affascinante e delicata, ma nello stesso tempo inquietante e fredda, come spesso succede nelle cose che affascinano gli esseri umani di qualsiasi età.
La fine dello spettacolo, è un’esplosione di gioia e divertimento; una quantità incredibile di coriandoli bianchi sparati dal palco travolge completamente il teatro e giganteschi palloni d’aria sovrastano il pubblico che inizia a giocarci, ormai completamente immerso nello spettacolo. Ci si dimentica la propria età e anche quando ci si rende conto che è arrivato il momento di andarsene nessuno vuole lasciare il teatro, lasciandosi ancora cullare dalla fantasia e con lo sguardo perso nella  magia più bambina che è in noi.

La tournée italiana di Slava Snowshow è in corso in queste settimane, a seguire vi segnaliamo le tappe.
6-8 Marzo 2015 Avellino, Teatro Gesualdo
11-15 Marzo 2015 Lugano, Teatro Cittadella

Anita Perrotta

Tags: costume, teatro Categories: Ascolti, Teatro, Visioni
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