INTERVISTA A DEBORAH ITALIA E LEON D’ALLÒ

02/10/2014 131 0 0

Hanno appena vinto il festival della Canzone d’Autore Premio Poggio Bustone con il brano “Il circo degli assenti”. Sono Deborah Italia e Leon D’Allò e noi abbiamo chiesto alla nostra Maria Luisa Lafiandra di fare loro un’intervista.

Deborah Italia e Leon D’Allò hanno appena vinto il festival della Canzone d’Autore, Premio Poggio Bustone con il brano “Il circo degli assenti”… come potreste descrivere questo brano e quale vuole essere il senso del suo testo?
Il tema del brano è molto chiaro: parla della Morte, soprattutto della fuga dalla stessa. Forse l’unica cosa certa della nostra vita, una certezza che ignoriamo distraendoci ogni secondo della nostra vita. Una distrazione che spesso è uno sforzo per risolvere, o meglio ignorare, questo “problema” (perché problema non è).
Sicuramente immaginare ciò che non si conosce fa un po’ paura, l’ignoto incute sempre insicurezza, è comprensibile. Tuttavia, se vogliamo capire il senso della nostra vita non possiamo sicuramente evitare questo discorso; anzi, forse dovremmo proprio iniziare da lì e fare un viaggio a ritroso: siamo sicuri che non inizi tutto dalla fine? Vita e morte sembrano poggiate sullo stesso cerchio, come il tragitto di una giostra che gira in tondo ma dalla quale non puoi scendere. Più precisamente, nell’ultima strofa (“mi addormento nella tazza per vedere l’altalena e dondolarmi senza sosta”) il dondolio dell’altalena simboleggia il passaggio dalla vita al regno dei morti ma allo stesso tempo è un modo per raggiungere una sorta di estasi. Queste sono le mie attuali riflessioni sul brano, riflessioni che cambiano proprio come uno stato d’animo. “Se non si impara a morire non si può imparare a vivere” (Morrie Schwartz).

Voi non siete una band, ma due artisti che si sono uniti per un progetto comune, come definireste il vostro connubio artistico e come si completano le vostre differenze artistiche?
E’ vero non siamo una band, bensì un duo e nemmeno convenzionale! Il nostro connubio artistico si può definire un’alleanza di intenti estetici e di significato. Ci completiamo, infatti la dove si esprime la creatività di uno si innesta naturalmente la creatività dell’altro. Il mio linguaggio è la musica, quello di Deborah la parola; io mi occupo di composizione ed arrangiamento, lei di scrittura e canto. Il nostro collaborare è molto armonioso, infatti rispettiamo reciprocamente il lavoro dell’altro e sappiamo bene come intrecciare i nostri linguaggi senza prevaricare nelle competenze altrui. La nostra visione è cercare di creare nuove epifanie di bellezza e originalità, di ispirare chi ci ascolta e regalare spunti di riflessione.
L’importanza della musica live: in un periodo in cui la tv e i talent la fanno da padrone, che importanza assumono i contest, i pub e le realtà in cui la musica live trova spazio?
La musica live ha un’importanza sempre maggiore. Quei pochi posti che sono rimasti in cui si può fare musica live sono fondamentali per noi che viviamo in questo ambiente, e non parlo solo di contest competitivi, ma anche di semplici esibizioni dal vivo. Ovviamente questi ambienti live non hanno e non avranno mai il potere mediatico della tv, non potranno raggiungere milioni di ascoltatori, ma restano comunque posti in cui la nostra musica può essere sperimentata, prendere forma, può essere inventata, interpretata, e noi con lei. Perché in ogni brano suonato dal vivo noi ci scopriamo e ci raccontiamo. In questa epoca di grande caos non solo intesa come disordine ma anche come spazio aperto, la musica può e deve assolutamente avere uno spazio importante all’interno della società, della comunicazione, dell’arte. E noi, cantanti e musicisti, dobbiamo ritagliarci un ruolo da protagonisti.
Maria Luisa Lafrianda

Tags: festival, musica, poggio.bustone Categories: Ascolti, Festival, Musica
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